"Leonardo e l'Europa"
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Leonardo da Vinci (Vinci 1452 - Amboise 1519) Le proporzioni umane secondo Vitruvio (cat. 228) Venezia, Gallerie dell'Accademia - Gabinetto dei Disegni e stampe Punta metallica, penna e inchiostro, tocchi di acquerello su carta bianca, 344x245 mm. Scritte: nell'angolo superiore a penna "n. 1", nell'angolo superiore destro a penna "126", nell'angolo inferiore destro scritta apocrifa "Leonardo da Vinci" Marchi: al centro del margine inferiore "Lugt 188" Provenienza: Bossi, Celotti 1822 Ultimo restauro: 1992, a cura di Loretta Salvador |
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Nella parte superiore del foglio si legge: "Vetruvio architetto mette nella sua opera d'architettura che Ile misure dell'omo sono dalla natura disstribuite in quessto modo. Cioè, che 4 diti fa un palmo e 4 palmi fa un pie: 6 palmi fa un cubito, 4 cubiti fa un homo, e 4 chubidi [correzìone di chupidi, intendi cubiti] fa un passo e 24 palmi fa un homo; e cqueste misure son né sua ediflizi. Se ttu apri tanto le gambe che ttu cali da capo 1/14 di tua alteza, e apri e alza tanto le braccia che colle lunghe dita tu tochi la linia della sommità del capo, sappi che 'l cientro a sinistra e a destra della scala metrica delle stremità delle aperte membra fia il bellico, e Ilo spazio che si truova infra Ile gambe fia triangolo equilatero diti palimi palmi diti. " Al di sotto si legge /tanto apre l'omo ne' le braccia, quanto è / lla sua alteza. / Dal nasscimiento de'capegli alfine disotto del mento è il decimo dell'alteza de l'uomo. Dal disotto del mento alla somità del capo è l'ottavo dell'alteza de l'omo. Dal disopra del petto alla somità del capo fia il sexto dell'omo. Dal disopra del petto al nasscimiento de capegli fia la settima parte di tutto l'omo. Dalle tette al di sopra del capo fia la quarta parte dell'omo. La magíore largheza delle spaffi contiene in sé (la oct) la quarta parte dell'omo. Dal gomito alla punta della mano fra la quarta parte dell'omo. Da esso gomito al termine della ispalla fa la ottava parte d'esso omo. Tutta la mano fa la decíma parte dell'omo. Il membro virile nasscie nel mezo dell'omo. Dal disotto del pie al disotto del ginochio fia la quarta parte dell'omo. Dal disotto del ginochio al nasscimento del membro fia la quarta parte dell'omo. Le parti che ssi truovano infra il mento e 'l naso e 'l nasscimento de' capegli e quel de' cigli, ciascuno spazioper sè è ssimìle all'orecchi(i)o, è 'l terzo del volto".
Sotto la figura virile vi è una scala metrica su cui sono indicati alle due estremità "diti" e "palmi". Senza dubbio il disegno appartenne a Francesco Melzi a Milano e fu tra quelli che lì rimasero. Finito presso il cardinale Cesare Monti passò nel 1770, per dono di un'erede di quest'ultimo, la contessa Anna Luisa Monti, a Venanzio de Pagave, segretario di governo a Milano, al tempo di Maria Teresa. Il figlio di questi, Gaudenzio, vendeva il gruppo il 9 dicembre 1807 a Giuseppe Bossi, dalla cui collezione, tramite l'abate Luigi Celotti, giunse nel 1822 all'Accademia Veneziana.
Nel terzo libro del De Architectura Vitruvio, componendo frammenti di qualche trattato ellenistico, precisa che nessun tempio potrebbe presentare un sistema di costruzioni senza simmetria e senza proporzioni, se cioè non vi sia stato un esatto calcolo delle suo parti o "membra", come nel caso di un "Homo bene figuratus".Successivamente esamina le proporzioni del corpo umano usando come unità di misura il dito, il palmo, il piede, il cubito, concludendo che come la natura ha composto il corpo dell'uomo in modo che le singole membra corrispondano proporzionalmente alla somma totale, così gli antichi stabilirono che nell'opera architettonica perfetta, e soprattutto negli edifici sacri, vi fosse una precisa rispondenza delle singole parti con l'insieme. Leonardo riprende il testo di Vitruvio più strettamente relativo alle misure del corpo umano e in particolare rappresenta l'immaggine dell'uomo "bene figuratus", in piedi con le gambe e le braccia allargate, che si iscrive esattamente nelle figure geometriche più perfette il cerchio (il cui centro risulta l'ombelico), ed il quadrato (il cui centro cade all'altezza dei genitali). Ne risulta uno dei rari disegni di proporzione a figura intera, che a differenza di molti schizzi a mano libera di Windsor, è delineato con estrema accuratezza e sottilmente ombreggiato. La precisione grafica, oltre ai numerosi segni lasciati dal compasso, hanno fatto supporre che Leonardo abbia cercato la verifica delle sue proporzioni sul disegno stesso, ma sembra invece che tali caratteristiche siano servite per tracciare un'opera di grande esattezza. Infatti l'analisi riflettografica, mettendo in evidenza punti minuti, ha rivelato che l'immagine di così insolita precisione è stata riportata sul foglio col sistema dello spolvero, a riprova che questo disegno era destinato ad una funzione importante. Nasce insomma come illustrazione, e come tale si presenta con la precisione di tratto e la chiarezza di particolari che sono i requisiti di una riproduzione a stampa".
Nel disegno dallo straordinario effetto cinetico, ormai assurto a simbolo della civiltà occidentale, si visualizza il microcosmo dell'uomo, tema caro alla tradizione platonica e neoplatonica, in rapporto all'ordine del cosmo e a quello creato ex novo dall'architettura. Leonardo stesso afferma nel Codice Atlantico (f. 55v): "L'uomo è detto da li antichi mondo minore". E' stato supposto che esso costituisse un'illustrazione per il progettato Trattato della pittura o per un Trattato d'architettura, ma è più verosimile che esso facesse parte di un perduto libro sui movimenti della figura umana, di cui ci resta una serie di disegni e appunti di Leonardo nel Codice Huygens della Pierpoint Morgan Library di New York.
Datato quasi concordemente dalla critica verso il 1499: una prima rapida idea per la parte inferiore potrebbe essere presentata dal verso del foglio con "Testa d'uomo di profilo" di Parigi (E'cole des Beaux-Arts). Secondo una suggestiva ipotesi, nell'Uomo vitruviano sarebbe da riconoscere lo stesso Leonardo che, come ricorda l'Anonimo Gaddiano, "era di bella persona, proportionata, gratiata e di bell'aspetto". La stretta relazione tra valori grafici e grafologici del foglio, che si completano in modo estremamente significante, è meno nota dell'immagine in sé, divenuta famosa nel mondo per la sua forza e la sua perfezione, scelta dal Governo per il conio italiano della moneta da 1 Euro in vigore dal 2002.